Vivere la fede da casa ai tempi dell'isolamento da Coronavirus

Pregare il rosario

“Vivere la fede da casa” sembra il titolo di un saggio, di un opuscolo o di un programma pastorale. Non è niente di tutto questo ma potrebbe diventarlo, considerando l’emergenza sanitaria (e non solo) che stiamo vivendo a causa dell’isolamento per il Coronavirus.

Le chiese sono chiuse (o quasi), vi è l’impedimento di celebrare e partecipare messe pubbliche. E' in vigore la raccomandazione di rimanere a casa il più possibile e di non uscire (#iorestoacasa). Inevitabilmente ci viene da porci una domanda: si può ancora vivere la fede? Che valore acquisisce questo tempo di Quaresima con il rischio di non celebrare né i riti della Settimana Santa né la stessa solennità della Resurrezione?

Domande più che lecite a cui dare una risposta, ma soprattutto sulle quali ragionare. Perché l’elemento più urgente è quello della riflessione e della meditazione. Entrambe dinamiche sane del vivere la fede e che possono “comodamente” essere praticate da casa.

Bisogna trovare delle soluzioni pratiche sul pregare e vivere la fede tra le proprie mura domestiche. Ma è necessario anche riflettere su questo tempo e non lasciarlo scorrere inutilmente. Abbandonandolo al fiume in piena della disperazione e della rassegnazione.

Vivere la fede da casa ai tempi dell'isolamento da Coronavirus

Come vivere la fede da casa: cosa stiamo cercando?

Un’indicazione chiara che può aiutarci nel comprendere come vivere la fede da casa ci arriva direttamente da Papa Francesco. Il pontefice, infatti, nel suo discorso introduttivo in occasione del momento di preghiera promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana. Egli ha detto: “In questa situazione inedita, in cui tutto sembra vacillare, aiutiamoci a restare saldi in ciò che conta davvero”.

La mente corre alle informazioni drammatiche che in queste settimane vengono ripetute con regolarità dagli organi di informazioni. Ma anche alle parole di Gesù riportate nel brando del Vangelo di Matteo (Mt 7, 24-25). Si fa riferimento all’uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia e non sulla sabbia. “Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde”. Che è quello di cui abbiamo bisogno: trovare la roccia su cui fondare questi giorni. Per non crollare di fronte a un virus che per molti aspetti sembra essere più deleterio di pioggia, fiumi e venti.

Consigli utili per vivere la fede anche da casa

Esistono diverse modalità di esercizio della fede che possono essere praticate anche da casa. A questo punto è doveroso cogliere il significato di “fede” espresso nel Catechismo della Chiesa Cattolica. È importante farlo sia per capire come viverla ed esprimerla al meglio in questo tempo critico, ma anche per recuperarne il significato reale. Significato troppo spesso oscurato da falsificazioni emotive oggi tristemente troppo in voga. Il Catechismo, quindi, definisce la fede come "un'adesione personale di tutto l'uomo a Dio che si rivela". Questa adesione “Comporta un'adesione dell'intelligenza e della volontà alla Rivelazione che Dio ha fatto di sé attraverso le sue opere e le sue parole”.

Un atto dell’intelligenza e della volontà. La fede è innanzitutto un atto personale (sempre stando al Catechismo), quindi “sociale”. Ovvero la dimensione del credente che non può “credere da solo”, ma inserito all’interno di una comunità.

Questa fede correttamente intesa, quindi, può essere vissuta e celebrata anche in un contesto di privazione e di emergenza come quello attuale. Vivere la fede è sempre possibile, l’intelligenza muove la volontà a trovare sempre nuove forme. Come quelle rappresentate da:

  • siti con le liturgie online;
  • i discorsi del Papa online;
  • le iniziative delle parrocchie;
  • la preghiera personale e familiare;
  • lettura della Parola di Dio, del Magistero della Chiesa e dei testi dei Santi.

Potete leggere questo articolo del sito Tota Pulcra News dedicato alla Cultura cattolica online.

I siti con la liturgia del giorno

La tecnologia oggi offre una serie di strumenti e opportunità prima neanche immaginabili. Tra i principali strumenti per vivere la fede in questa condizione di isolamento c’è la possibilità di accedere ai diversi siti con la liturgia online. Sia la Liturgia della Parola, che la Liturgia delle Ore, che ogni fedele può pregare. Lodi, Ora Media (Terza, Sesta e Nona(, Vespri e Compieta, entrando in comunione con la Chiesa visibile (militante) e quella invisibile (purgante e trionfante). Questo è il modo ufficiale di pregare della Chiesa ed è possibile accedere a questi strumenti sia tramite siti che tramite app.

Discorsi del Papa

Le parole del Papa

Inoltre la meditazione e l’approfondimento spirituale personale può essere accompagnato dai discorsi e omelie che il Papa tiene regolarmente. Un modo per vivere la fede in comunione con il Successore di San Pietro ed essere guidati dal suo insegnamento

Le iniziative delle parrocchie.

In queste settimane di isolamento causato dalla pandemia e dalle disposizioni delle autorità, molte parrocchie hanno dato il via a numerose iniziative. Trasmissione in streaming della Messa domenicale e la creazione profili social per aggiornare i fedeli e inviare comunicazioni urgenti. Così come l’avvio di iniziative di preghiera e di meditazione.

La preghiera personale e familiare

La preghiera poi, è e resta una delle massime modalità con cui vivere la propria fede. Chi crede prega e chi non prega espone la sua fede alle tentazioni e all’impoverimento spirituale. Per pregare non occorre andare per forza in chiesa, anche se il poterlo fare è sicuramente una pratica buona.

Oggi che non è possibile recarsi nei luoghi di culto si può pregare stando a casa. Come ha insegnato Gesù stesso. “Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto. Il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà” [Mt 6,6]. Pregare è quanto di più urgente bisogna fare nei momenti di crisi. È il modo migliore per rimanere legati a Dio e per non perdere la speranza e mantenere la fede, la fiducia, che nulla è perduto. Si può pregare da soli o con la propria famiglia, recuperando una tradizione antichissima e sempre dolce e consolante.

La Tradizione della Chiesa

Infine, ma non meno importante per vivere la fede, la lettura della Parola di Dio, del Magistero dei Papi e dei testi dei santi. Un tesoro prezioso che merita di essere conosciuto, letto, meditato, pregato e incarnato nella propria esistenza. Una ricchezza meravigliosa che solo la follia di certe eresie può voler cestinare tra due parentesi esaltando il presente e censurando il passato. La Chiesa, la fede della Chiesa, vive di radici profondissime che vanno dalla venuta di Nostro Signore Gesù Cristo fino ai giorni nostri. Senza interruzioni, ma con la trasmissione fedele fatta dai fedeli nel corso dei secoli.

La preghiera

Pregare a casa: il rosario per rimanere vicini a Dio

Pregare a casa è oggi la soluzione migliore, potendo così evitare gli spostamenti e impedire la diffusione del contagio. Il rosario è una di quelle devozioni che si possono compiere; semplice da recitare e che consente di meditare sui misteri della vita di Gesù. È una preghiera da secoli praticata e raccomandata dalla Chiesa, con la quale si chiede l’intercessione di Maria sulle necessità dei suoi figli. Anche per pregare il rosario esistono diverse applicazioni, siti e strumenti digitali che insegnano o accompagnano la preghiera.

Accendere una candela online per un defunto

Un’altra delle possibilità del vivere la fede da casa è quella di accendere una candela. Sia fisicamente mettendo il lumino davanti a un’immagina sacra o sul balcone, ma anche con l’accensione di un cero online. La luce della candela, anche quella digitale, è simbolo della luce di Dio. Di quella luce di cui abbiamo bisogno in tempi di oscurità come quello che stiamo vivendo. Accendere una candela significa fare un atto pubblico corrispondente alle proprie intenzioni. Per questo è possibile anche scegliere il colore della candela da accendere. Dal classico bianco, passando per il rosso, il verde, il viola, l’oro e l’argento.

L’accensione di una candela è la dimostrazione della vittoria della luce sulle tenebre, del trionfo della Luce del mondo (Gv 8,12). Le candele vengono accese per diversi motivi: pregare, ma anche chiedere una grazia a un santo di cui si è particolarmente devoti. San Pio da Pietralcina, San Giovanni Paolo II, Sant’Antonio e Santa Rita da Cascia. Ma anche San Francesco, San Benedetto e tutti gli altri che fanno parte della comunione dei santi.

Peccato e penitenza: digiuno, elemosina e preghiera

Come abbiamo detto all’inizio, questo periodo di isolamento forzato che ci spinge a vivere la nostra fede da casa, cade nel periodo penitenziale della Quaresima. Un periodo nel quale il cristiano è chiamato a fare penitenza digiunando, pregando e facendo elemosina. Accendere una candela e fare una donazione, una scelta di carità grandissima verso coloro che soffrono. Coloro che conosciamo (figli, parenti, amici), ma anche parrocchie e istituti che, senza le offerte dei fedeli, hanno anch’esse enormi difficoltà. Senza dimenticare tutti i poveri che riempiono solitamente le strade dei nostri quartieri e quelli invisibili intrappolati nella solitudine delle loro case.

Il digiuno, l’elemosina e la preghiera; queste le armi del cristiano che in questo tempo di isolamento per il Coronavirus deve riscoprire ed esercitare. Sembrano la fionda di Davide contro Golia, ma chi è con Dio vince anche le battaglie più impensabili e umanamente impossibili.

Lettura e meditazione

L’aiuto verso il prossimo: prudenza e speranza

In questo periodo di isolamento per il Coronavirus sono due tre le dimensioni sulle quali vivere la fede: preghiera, prudenza e speranza. Abbiamo visto come pregare sia essenziale per vivere la fede e come questo possa essere fatto da casa. Da soli o in famiglia, riscoprendo la bellezza della tradizione cristiana.

È doveroso che il cristiano sia prudente; non timoroso ma attento. E oggi in questa pandemia la prudenza è quella di restare a casa. Non è scappare dal problema, ma impedire che questo si diffonda e la permanenza a casa è un grande atto di carità per i più deboli. La prudenza, infatti, è la virtù che “dispone la ragione pratica a discernere in ogni circostanza il nostro vero bene e a scegliere i mezzi adeguati per compierlo”. In questa limitazione o assenza degli spostamenti c’è un grande aiuto verso il prossimo, al quale si impedisce di essere contagiato. In questo senso è fondamentale il rispetto delle indicazioni del Ministero della Sanità.

E poi come conseguenza del pregare, dell’essere prudenti e del fare una donazione a chi ne ha bisogno c’è la virtù teologale della speranza. Che è la risposta alla felicità dell’uomo che ripone fiducia non sulle sue forze, ma sulla grazia di Dio. Questo tempo per molti aspetti drammatico, dove all’emergenza sanitaria si aggiunge anche quella sociale ed economica, bisogna rimanere saldi nella fede. Resistere alle tentazioni di sfiducia, scoraggiamento e rassegnazione e aspettare la fine di questa emergenza.

Passerà e saremo chiamati a ricostruire

Passerà, anche se non sappiamo quanto ancora durerà e quali saranno gli effetti che lascerà. Ma passerà e saremo chiamati a ricostruire, a riprendere le nostre vite. Magari con una consapevolezza e uno sguardo diverso da quello di sempre. Per fare in modo che quanto sta accadendo non sia stato vano e che ci sia stato un prima e un dopo il Coronavirus. Facendo in modo che il dopo ci veda migliori, più forti, più sereni e meno frenetici. Questo tempo, infatti, è una grande opportunità per vivere la fede facendo chiarezza sulle priorità della propria vita.

Siamo abituati a correre e a far parte di meccanismi di produzione che ci alienano dalla dimensione personale e sociale. Oggi è l’opposto; siamo obbligati a restare a casa e non lavorare e non avere contatti fisici. Possiamo quindi fare chiarezza e mettere ordine alle priorità della nostra vita. Recuperando il senso di ciò che vale veramente e facendoci trovare pronti quando ritorneremo alla normalità. Il tempo di Quaresima è anche e soprattutto questo: fermarsi, fare ordine e recuperare ciò che conta davvero.

Abbiamo il dovere di farlo, di non rassegnarci, e di dare valore a questo tempo. Non tanto trovando modi per impegnarlo facendo faccende domestiche, ma sfruttandolo per imparare a prendersi cura di sé stessi e delle persone che abbiamo accanto. La famiglia, innanzitutto, ma anche coloro lontani che oggi possono essere facilmente raggiunti con la tecnologia. La cura di sé attraverso la preghiera, il digiuno, l’elemosina e la riscoperta della bellezza di una vita che rimane tale e meravigliosa. Anche quando le vengono sottratte le cose belle. Perché la vita ha un valore intrinseco ed è giusto, bello e commovente, riscoprire la bellezza di esserci e di poter guardare al futuro.